Per D'Alema "Prodi è stato candidato in un modo assurdo"
Massimo D’Alema, in un’intervista che andrà in onda questa sera a Piazzapulita, ha dichiarato di non essere coinvolto nell’affossamento della candidatura di Romano Prodi sottolineando come la colpa, semmai, sia “di chi lo ha candidato in modo francamente assurdo”. “Chi dice questo, risponde D’Alema a quanti abbiano invece visto una sua regia occulta in questi giorni – è un calunniatore, io lo denuncerò”. Cerasa Le partite incrociate di Renzi e Letta (tendenza Napolitano) nel marasma del Pd.0
18 AGO 20

Massimo D’Alema, in un’intervista che andrà in onda questa sera a Piazzapulita, ha dichiarato di non essere coinvolto nell’affossamento della candidatura di Romano Prodi sottolineando come la colpa, semmai, sia “di chi lo ha candidato in modo francamente assurdo”. “Chi dice questo, risponde D’Alema a quanti abbiano invece visto una sua regia occulta in questi giorni – è un calunniatore, io lo denuncerò”.
“Quale regia, di che cosa? – sottolinea ancora D’Alema - Non ho potuto impedire che quindici persone mi votassero. Dietro la sconfitta di Prodi c'è la regia di chi lo ha candidato in un modo francamente assurdo, perchè non si può tirare fuori in questo modo la candidatura di Prodi senza una preparazione, senza un'alleanza. Si cercano capri espiatori per errori politici che sono stati compiuti, in persone che non c'entrano nulla. Io, come vede, vado a spasso con il cane, non organizzo complotti, non faccio parte di nessun organismo".
A chi gli domanda se il Pd sia avviato verso una scissione, D’Alema risponde: “Non credo, ma non ne ho idea, io non faccio parte né dei parlamentari del Pd né degli organismi dirigenti del Pd, non vedo perché lei si rivolga a me”.
“Quale regia, di che cosa? – sottolinea ancora D’Alema - Non ho potuto impedire che quindici persone mi votassero. Dietro la sconfitta di Prodi c'è la regia di chi lo ha candidato in un modo francamente assurdo, perchè non si può tirare fuori in questo modo la candidatura di Prodi senza una preparazione, senza un'alleanza. Si cercano capri espiatori per errori politici che sono stati compiuti, in persone che non c'entrano nulla. Io, come vede, vado a spasso con il cane, non organizzo complotti, non faccio parte di nessun organismo".
A chi gli domanda se il Pd sia avviato verso una scissione, D’Alema risponde: “Non credo, ma non ne ho idea, io non faccio parte né dei parlamentari del Pd né degli organismi dirigenti del Pd, non vedo perché lei si rivolga a me”.
Il deputato del Pd, Filippo Civati, oggi dalle pagine del suo blog mette in guardia chi, all’indomani della rielezione di Giorgio Napolitano come Presidente della Repubblica, “parla molto di traditori” perché “i soliti protagonisti della politica italiana che ora chiamate così poi potreste ritrovarvi, tra qualche ora, a chiamarli 'ministri”.
Civati, che aveva molto spinto per un'intesa su Stefano Rodotà, ha assicurato che se si fosse seguita quella via o si fosse appoggiato Romano Prodi si sarebbe arrivati a una soluzione ben diversa. "Se avessimo votato Prodi o Rodotà – prosegue nel suo post - non saremmo andati a votare, come le vecchie volpi della politica hanno ripetuto (altro che Twitter) a tutti i giovani deputati". "No – sottolinea Civati -, semplicemente avremmo fatto un governo del Presidente. Con un Presidente, un governo e una maggioranza molto diversi da quella che vedremo tra qualche ora. Spero sia chiaro a tutti. Anche a quelli che, come me, in questi giorni hanno perduto".
Una risposta Civati l’ha voluta dare a quanti, nel gruppo dirigente del Pd, hanno sparato soprattutto sui giovani parlamentari che non avrebbero retto l'urto delle proteste sui socialnetwork o nelle piazze. "Il Pd ha deciso: è tutta colpa vostra. Dei vostri tweet e dei vostri commenti. Siete il 'popolo della rete', quello che fa sbagliare (!) i parlamentari con le sue indicazioni. Non ci interessa sapere se abbiate una vita o un lavoro (o non l'abbiate). Ci interessa solo poter dire che i vostri tweet (e anche gli sms) sono eversivi", ha ironizzato per poi aggiungere: “E' tutta colpa dei social network, dell'inadeguatezza (Bindi dixit) dei nuovi parlamentari, che non hanno idee, no, loro guardano solo i palmari e si fanno dare la linea da generici elettori scatenati", ha proseguito. "Peccato, però – ha poi precisato - che qualcuno le stesse cose le avesse dette prima che si alzasse l'onda anomala di messaggi sul web, "peccato che i sondaggi - come quello di oggi - avessero indicato che soltanto una percentuale al di sotto del 10 per cento degli elettori del Pd fosse d'accordo per uno schema delle larghe intese e con il Presidente scelto da Berlusconi in una rosa di nomi da noi proposta (da cui e' uscito Marini)".
Infine una proposta, una giornata di consultazione della base del Pd in vista della formazione del governo: “Avevo chiesto due mesi fa di verificare l'opinione degli iscritti e degli elettori. Non è stato fatto nulla, nonostante abbiamo il famoso albo degli elettori", si legge nel suo blog. "Ora mi chiedo se si abbia intenzione di chiedere loro qualcosa, dopo lo sfacelo di queste ore. Se sono favorevoli al governissimo, ad esempio", ha proseguito. L’idea, sulla scia di quanto fatto da Enrico Berlinguer nel 1976, è quella di “una verifica di massa delle proposte da fare in Italia, sia per la sostanza che per il metodo: arrivare a un progetto di trasformazione discusso fra la gente, con la gente”. "Se vogliamo salvare il Pd, anche da se stesso, sentiamo loro. – conclude Civati - Il 25 aprile è una data ottima. E saranno loro, eventualmente, a decidere chi se ne deve andare. Altrimenti saranno loro ad andarsene. Anzi, lo stanno già facendo".
Civati, che aveva molto spinto per un'intesa su Stefano Rodotà, ha assicurato che se si fosse seguita quella via o si fosse appoggiato Romano Prodi si sarebbe arrivati a una soluzione ben diversa. "Se avessimo votato Prodi o Rodotà – prosegue nel suo post - non saremmo andati a votare, come le vecchie volpi della politica hanno ripetuto (altro che Twitter) a tutti i giovani deputati". "No – sottolinea Civati -, semplicemente avremmo fatto un governo del Presidente. Con un Presidente, un governo e una maggioranza molto diversi da quella che vedremo tra qualche ora. Spero sia chiaro a tutti. Anche a quelli che, come me, in questi giorni hanno perduto".
Una risposta Civati l’ha voluta dare a quanti, nel gruppo dirigente del Pd, hanno sparato soprattutto sui giovani parlamentari che non avrebbero retto l'urto delle proteste sui socialnetwork o nelle piazze. "Il Pd ha deciso: è tutta colpa vostra. Dei vostri tweet e dei vostri commenti. Siete il 'popolo della rete', quello che fa sbagliare (!) i parlamentari con le sue indicazioni. Non ci interessa sapere se abbiate una vita o un lavoro (o non l'abbiate). Ci interessa solo poter dire che i vostri tweet (e anche gli sms) sono eversivi", ha ironizzato per poi aggiungere: “E' tutta colpa dei social network, dell'inadeguatezza (Bindi dixit) dei nuovi parlamentari, che non hanno idee, no, loro guardano solo i palmari e si fanno dare la linea da generici elettori scatenati", ha proseguito. "Peccato, però – ha poi precisato - che qualcuno le stesse cose le avesse dette prima che si alzasse l'onda anomala di messaggi sul web, "peccato che i sondaggi - come quello di oggi - avessero indicato che soltanto una percentuale al di sotto del 10 per cento degli elettori del Pd fosse d'accordo per uno schema delle larghe intese e con il Presidente scelto da Berlusconi in una rosa di nomi da noi proposta (da cui e' uscito Marini)".
Infine una proposta, una giornata di consultazione della base del Pd in vista della formazione del governo: “Avevo chiesto due mesi fa di verificare l'opinione degli iscritti e degli elettori. Non è stato fatto nulla, nonostante abbiamo il famoso albo degli elettori", si legge nel suo blog. "Ora mi chiedo se si abbia intenzione di chiedere loro qualcosa, dopo lo sfacelo di queste ore. Se sono favorevoli al governissimo, ad esempio", ha proseguito. L’idea, sulla scia di quanto fatto da Enrico Berlinguer nel 1976, è quella di “una verifica di massa delle proposte da fare in Italia, sia per la sostanza che per il metodo: arrivare a un progetto di trasformazione discusso fra la gente, con la gente”. "Se vogliamo salvare il Pd, anche da se stesso, sentiamo loro. – conclude Civati - Il 25 aprile è una data ottima. E saranno loro, eventualmente, a decidere chi se ne deve andare. Altrimenti saranno loro ad andarsene. Anzi, lo stanno già facendo".